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Il futuro dell’acquacoltura

  • 15 giugno 2015
Il fenomeno è in crescita ma l’Europa produce poco e consuma tanto. Le possibili soluzioni.

Fresco, buono, sano e sostenibile. Sono queste le caratteristiche del pesce allevato in Europa secondo Karmenu Vella, commissario dell’Ambiente, affari marittimi e pesca dell’Ue, intervenuto a Expo 2015 nel padiglione dell’Unione Europea per la conferenza sul futuro dell’itticoltura. Il pesce è sicuramente buono e sano, un menu completo di amminoacidi essenziali, vitamine, minerali e omega-3, e il prodotto allevato non ha nulla da invidiare alla sua controparte selvatica ma sicurezza alimentare e sostenibilità sono concetti ben diversi e un pesce non inquinato può ugualmente essere inquinante.

L’acquacoltura è in crescita e nel 2030 il 60% del pesce consumato sarà d’allevamento ma l’Europa produce poco e consuma tanto, importando oltre il 60% dall’estero. Una burocrazia disarmante, coste densamente troppo sfruttate e un consumatore medio titubante, sono tra i maggiori ostacoli dell’itticoltura.

Giornalisti, politici, scienziati, produttori e consumatori presenti alla conferenza hanno messo a frutto tutte le loro competenze per trovare una soluzione; molte le idee e i conflitti ma in generale è stata sottolineata l’importanza della ricerca, della diversificazione delle specie allevate, soprattutto erbivore, della cooperazione tra settori e di una attenta progettazione ambientale.

La scienza si rivela la più scettica sulle reali possibilità dell’acquacoltura di crescere in modo sostenibile, si pesca in natura per far crescere i pesci nelle vasche. “L’unica produzione sostenibile a oggi è legata ai molluschi” dice il professor Silvio Greco, dirigente di ricerca dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

“D’altronde – aggiunge Richie Flynn, presidente dell’associazione europea dei produttori di molluschi – come non essere entusiasti di creature che non richiedono mangimi addizionali perché filtratori e che possono essere allevati ovunque in Europa, stimolando l’economia locale e agendo perfino da indicatori biologici?” ‘Educare’ ha messo tutti d’accordo.

È importante indirizzare verso scelte più sostenibili e specie meno conosciute, rispettando stagionalità e metodi di allevamento virtuosi. Un consumatore informato e attento è un consumatore sostenibile. “Bisogna fare cultura!” è l’accorato appello dello chef Gualtiero Marchesi che sfida il consumatore a riconoscere la differenza di sapore tra pesce pescato e allevato, e i cuochi a valorizzarli entrambi.

L’educazione parte dai giovani e l’Europa coinvolge 20 scuole di nazioni diverse, per un progetto pilota di avvicinamento all’acquacoltura. I ragazzi hanno potuto toccare con mano la quotidianità del produttore e imparare le pratiche di acquacoltura utilizzate nei loro paesi, non una mera lezione di biologia ma un viaggio lungo una filiera affascinante con la speranza che possa ispirare il loro futuro come consumatori o produttori. Tre scuole sono inoltre state premiate per l’originalità dei progetti di fine percorso, tra cui un libro di ricette.

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